agricoltura biologica

L'agricoltura biologica è un tipo di agricoltura che considera l'intero ecosistema agricolo, sfrutta la naturale fertilità del suolo favorendola con interventi limitati, promuove la biodiversità dell'ambiente in cui opera ed esclude l'utilizzo di prodotti di sintesi (salvo quelli specificatamente ammessi dal regolamento comunitario) e di organismi geneticamente modificati.

La parola "biologica" presente in agricoltura biologica è in realtà un termine improprio: l'attività agricola, biologica o convenzionale, verte sempre su un processo di natura biologica attuato da un organismo vegetale, animale o microbico.

La differenza sostanziale tra agricoltura biologica e convenzionale consiste nel livello di energia ausiliaria introdotto nell'agrosistema: nell'agricoltura convenzionale si impiega un notevole quantitativo di energia ausiliaria proveniente da processi industriali (industria chimica, estrattiva, meccanica, ecc.); al contrario, l'agricoltura biologica, pur essendo in parte basata su energia ausiliare proveniente dall'industria estrattiva e meccanica, reimpiega la materia principalmente sotto forma organica.

Una dicitura sintetica più appropriata avrebbe forse potuto essere una di quelle adottate in altre lingue, agricoltura organica oppure agricoltura ecologica, in quanto mettono in evidenza i principali aspetti distintivi dell'agricoltura biologica, ovvero la conservazione della sostanza organica del terreno o l'intenzione originaria di trovare una forma di agricoltura a basso impatto ambientale.

agricoltura integrata

L'agricoltura integrata o produzione integrata è un sistema agricolo di produzione a basso impatto ambientale, in quanto prevede l'uso coordinato e razionale di tutti i fattori della produzione allo scopo di ridurre al minimo il ricorso a mezzi tecnici che hanno un impatto sull'ambiente o sulla salute dei consumatori.

In particolare, il concetto di agricoltura integrata prevede lo sfruttamento delle risorse naturali finché sono in grado di surrogare adeguatamente i mezzi tecnici adottati nell'agricoltura convenzionale e solo il ricorso a questi ultimi quando si reputano necessari per ottimizzare il compromesso fra le esigenze ambientali e sanitarie e le esigenze economiche. In merito alle tecniche disponibili, a parità di condizioni, la scelta ricade prioritariamente su quelle di minore impatto e, in ogni modo, esclude quelle di elevato impatto.

Gli ambiti di applicazione dei principi dell'agricoltura integrata sono principalmente quattro:

- Fertilizzazione
- Lavorazioni del terreno
- Controllo delle infestanti
- Difesa dei vegetali

Fertilizzazione: la fertilizzazione è condotta secondo criteri conservativi della fertilità chimica, perciò il ricorso alla concimazione minerale è ammesso per mantenere alti i livelli di fertilità e di produttività delle colture. I criteri dell'agricoltura integrata si applicano, in generale, sfruttando nei limiti del possibile il ciclo della sostanza organica, ricorrendo a tecniche che limitano la mineralizzazione e che apportano al terreno materiali organici, e integrando i fabbisogni delle colture con la concimazione chimica. Per quanto concerne la concimazione chimica, le dosi, l'epoca e la tecnica di distribuzione devono essere approntate con l'obiettivo di prevenire i fenomeni di dilavamento e conseguente inquinamento delle falde acquifere.

Lavorazioni del terreno: le lavorazioni del terreno devono essere condotte con l'obiettivo di prevenire la degradazione della struttura del terreno e l'erosione.

Controllo delle infestanti: il controllo delle piante infestanti va naturalmente fatto sfruttando tecniche che limitano il ricorso al diserbo chimico. Sono compatibili con questo obiettivo, ad esempio, le false semine, le rotazioni colturali, il diserbo meccanico, ecc. Il diserbo chimico si adotta impiegando principi attivi a basso impatto, poco persistenti o con un'azione residuale limitata, soprattutto per evitare possibili effetti residui nel terreno e l'inquinamento delle falde.

Difesa dei vegetali: la difesa dei vegetali è l'ambito in cui la produzione integrata ha trovato una più larga applicazione. La strategia di difesa si basa esclusivamente sulla lotta integrata, ossia sull'impiego razionale di mezzi di difesa biologici, chimici, biotecnici, agronomici.

La lotta integrata sfrutta nei limiti del possibile la lotta biologica e richiede il monitoraggio della dinamica delle popolazioni dei fitofagi e dell'andamento delle infestazioni al fine di intervenire solo al superamento della soglia di intervento, secondo i criteri della lotta guidata e, infine, ricorre alle biotecnologie (es. tecnica del maschio sterile, confusione sessuale, ecc.) e ai mezzi biotecnici (uso delle trappole per monitoraggio e cattura massale, con impiego dei feromoni e altri attrattivi, reti antinsetto, ecc.).

Regolamentazione: attualmente le normative e le linee guida che regolano l’agricoltura integrata, sono di carattere regionale e non hanno né un inquadramento nazionale né europeo. La gestione delle produzioni, le regole e i controlli sono improntati su base territoriale o, addirittura associazionistica: i disciplinari di produzione integrata sono infatti definiti dalle Regioni o altri Enti locali, oppure da Associazioni di produttori e la loro connotazione può differire molto da contesto a contesto. I "prodotti integrati" sono spesso distribuiti con marchi privati di tipo commerciale. Con la legge 3 febbraio 2011, n.4 "Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari", all'art.2 si disciplina il "Sistema di qualità nazionale di produzione integrata" (SQNPI).

Produzione integrata e agricoltura sostenibile: l'agricoltura integrata può rappresentare un compromesso tra l'agricoltura convenzionale e quella biologica. Secondo un punto di vista che rispecchia molteplici esigenze è il modo più evoluto per realizzare l'agricoltura sostenibile per i seguenti motivi:

- ottimizza l’utilizzazione delle risorse e dei mezzi tecnici disponibili per conseguire la quantità di produzione necessaria alla richiesta nazionale ed internazionale;
- produce cibi sani e sicuri, conservando e proteggendo le risorse ambientali;
- osserva le normative nazionali e comunitarie;
- supera i concetti di lotta biologica, di agricoltura biologica, di allevamento biologico, in quanto non ancora sufficienti a soddisfare le esigenze di un'agricoltura di mercato.

allegagione

L'allegagione è la fase iniziale dello sviluppo dei frutti successiva alla fioritura. L'allegagione è provocata dall'impollinazione del fiore, cioè dalla fecondazione della cellula uovo, con il conseguente sviluppo del seme. E' il passaggio dal seme al frutto. In agricoltura è uno dei momenti più importanti dello sviluppo del futuro raccolto. Rappresenta il rapporto fra il numero di frutti che si sviluppano da fiori fecondati e quello dei fiori totalmente presenti sulla pianta all'inizio della fioritura; può essere altresì considerato come un buon indice di efficienza del duplice processo di impollinazione - fecondazione.

brassica

La famiglia botanica delle brassicacee comprende un notevole numero di specie diverse,  tutte molto interessanti per l’alimentazione umana: cavolfiori, broccoli, broccoletti, cime di rapa, cavoli verza, cavoli cappucci, ecc.. Nelle diverse specie, tutte le parti della pianta sono la materia prima di moltissime preparazioni culinarie. Le diverse specie di cavoli sono state utilizzate dall’uomo da tempi antichissimi, secondo alcuni l’uso risale almeno a 6000 anni fa. Le testimonianze storiche comunque fanno individuare questa pianta in maniera inequivocabile già sulle mense egizie, greche e romane. I cavoli possiedoni grandi doti salutistiche: contengono una buona quantità di vitamina C, specialmente nelle foglie e hanno azione disintossicante e lenitiva in caso di ulcere. La presenza di glucosanti, sembra abbia un effetto preventivo nei confronti del cancro. La ricchezza in vitamina K  e in sali di potassio, calcio e fosforo possono prevenire l’osteoporosi. Il contenuto calorico è piuttosto basso per tutti i tipi di cavoli e si aggira intorno alle 20 - 25 Kcal /100 grammi di prodotto fresco.

 

bromuro di metile

Il bromuro di metile (BM) è un fumigante.

La disinfestazione dei terreni agricoli destinati alla colture intensive con impiego di fumiganti tra cui il bromuro di metile (BM), è una pratica che si è diffusa in Italia a partire dagli anni '60, vista l'elevata efficacia nel contenimento di diversi patogeni e parassiti del terreno di numerose colture. La fragola è stata una delle prime coltivazioni ad avvantaggiarsi di questa tecnica di difesa, vista la sua elevata sensibilità ad alcuni parassiti del terreno in grado di causare gravi perdite in termini di redditività. Su fragola l'uso del BM si è diffuso rapidamente per via della sua relativa semplicità di impiego e del favorevole rapporto costo-beneficio per l'agricoltore. Anche per tali ragioni l'Italia in passato è stata annoverata tra i maggiori utilizzatori di BM, seconda a livello mondiale solo agli Stati Uniti. A partire dal 1 gennaio 2008 però, l'Italia ha definitivamente eliminato il BM. Tale processo di eliminazione, relativamente lungo e non facile, ha permesso al mondo scientifico e al settore agrochimico la messa in atto di un processo di ricerca e trasferimento tecnologico finalizzato a mettere a punto alternative in grado di rispondere alle esigenze degli operatori del settore.

Prima di essere bandito dal Protocollo di Montreal (1987), il bromuro di metile è stato largamente impiegato come fumigante per la geodisinfestazione non solo nella coltura delle fragole ma anche nelle colture protette, nel vivaismo e nella produzione di sementi. In questi ambiti, i cicli colturali intensivi e il ritorno frequente della stessa specie agraria sulla medesima superficie, senza un adeguato avvicendamento, causano l'accumulo di fitofagi e parassiti di difficile controllo (funghi agenti di marciumi basali e tracheomicosi, nematodi, insetti terricoli, ecc.). Nella produzione sementiera è inoltre fondamentale evitare l'inquinamento genetico delle sementi prodotte. Il trattamento con bromuro di metile, malgrado la sua pericolosità, ha sempre rappresentato una soluzione efficace e di facile adozione. La sua perdita, sia per l'industria sementiera, sia per altri settori in cui veniva impiegato, ha finalmente costretto a modificare le pratiche colturali con l'introduzione di tecniche più impegnative (lavorazioni del terreno, rotazioni, sterilizzazione a vapore, solarizzazione, ecc.) ma più ecosostenibili.

Il bromuro di metile fa parte dei prodotti banditi dal Protocollo di Montreal come responsabili dell'assottigliamento dello strato di ozono dell'atmosfera. Dato che il bromo è 60 volte più distruttivo del cloro, anche il rilascio di modesti quantitativi di bromuro di metile è causa di danni considerevoli allo strato dell'ozono. Attualmente è ancora consentito l'uso in deroga al Protocollo di Montreal.

carpocapsa

La Carpocapsa è uno degli insetti più dannosi per le Pomacee (meli, peri e cotogne); le sue larve danneggiano direttamente i frutti, provocando gravi perdite produttive, sia nella qualità che nella quantità. Le larve penetrano nei frutti in qualsiasi momento del loro accrescimento e maturazione scavando gallerie nella polpa. Queste gallerie sono dapprima superficiali, poi si affondano nella polpa fino ad arrivare nella zona centrale, dove sono posti i semi; le gallerie, in seguito all'attività trofica delle larve, si riempiono di rosure ed escrementi. Finito il suo sviluppo, la larva esce dal frutto scavando una galleria di uscita, e si incrisalida sugli organi legnosi; il foro di questa uscita è ben evidente, anche per la grande quantità di rosure e di escrementi che lo contornano.

compost

Il compost, detto anche terricciato o composta, è il risultato della decomposizione e dell'umificazione di un misto di materie organiche (come ad esempio residui di potatura, scarti di cucina, letame, liquame o i rifiuti del giardinaggio come foglie ed erba sfalciata) da parte di macro e microrganismi in condizioni particolari: presenza di ossigeno ed equilibrio tra gli elementi chimici della materia coinvolta nella trasformazione.

Il compostaggio, o biostabilizzazione, tecnicamente è un processo biologico aerobico e controllato dall'uomo che porta alla produzione di una miscela di sostanze umificate (il compost) a partire da residui vegetali sia verdi che legnosi o anche animali mediante l'azione di batteri e funghi.

Il compost può essere utilizzato come fertilizzante su prati o prima dell'aratura. Il suo utilizzo, con l'apporto di sostanza organica migliora la struttura del suolo e la biodisponibilità di elementi nutritivi (composti del fosforo e dell'azoto). Come attivatore biologico aumenta inoltre la biodiversità della microflora nel suolo.

confusione sessuale

La "confusione sessuale" è un termine con cui si definisce un metodo di lotta o, meglio, di controllo, di molti parassiti che danneggiano le coltivazioni agricole, prime fra tutte le frutticole e la vite.

In particolare, i parassiti bersaglio sono insetti noti come lepidotteri (farfalle) che, quando sono allo stadio giovanile di larve (bruchi), possono attaccare i frutti e le foglie, cibandosi e scavando gallerie al loro interno.

Il metodo consiste nel diffondere nell'aria il feromone sessuale che emette la femmina di ogni specifico insetto bersaglio, in misura tale da impedire al maschio di localizzarla e di fecondarla. Il mancato accoppiamento comporterà una popolazione di larve assai diminuita e di conseguenza un minor danno ai frutti.

La diffusione del feromone sessuale avviene grazie ad appositi diffusori che si installano sulle piante semplicemente ancorandoli ai rami.

cydia

Cydia pomonella (carpocapsa del pero), Cydia molesta (tignola orientale del pesco) e Cydia funebrana (tignola delle susine)  Si tratta di tre specie che determinano gravissimi danni alle colture.

La Cydia è uno degli insetti più dannosi per le Pomacee (meli, peri e cotogne); le sue larve danneggiano direttamente i frutti, provocando gravi perdite produttive, sia nella qualità che nella quantità. Le larve penetrano nei frutti in qualsiasi momento del loro accrescimento e maturazione scavando gallerie nella polpa. Queste gallerie sono dapprima superficiali, poi si affondano nella polpa fino ad arrivare nella zona centrale, dove sono posti i semi; le gallerie, in seguito all'attività trofica delle larve, si riempiono di rosure ed escrementi. Finito il suo sviluppo, la larva esce dal frutto scavando una galleria di uscita, e si incrisalida sugli organi legnosi; il foro di questa uscita è ben evidente, anche per la grande quantità di rosure e di escrementi che lo contornano.

difesa fungicida

Il termine fungicida intende specificare un elemento o un composto la cui azione è finalizzata nell'eliminare completamente forme di vita appartenenti a questo gruppo, e rappresenta la classe di prodotti fitosanitari comunemente definita come fungicida.

Fungicidi inorganici
I due più importanti e diffusi: lo zolfo e i sali di rame.

Fungicidi organici
I
ditiocarbammati, i benzimidazoli, i dicarbossimidi, i triazoli, le anilinopirimidine, le strobilurine.

dioico

Dioico è un termine che si riferisce alla riproduzione sessuale delle piante. Indica che gli organi riproduttivi maschili (stami) e femminili (pistillo) sono portati su due piante distinte. Esistono quindi esemplari maschili e femminili della stessa specie. Questo significa che i gameti maschili e femminili vengono prodotti su due piante diverse. Di solito la pianta maschile e quella femminile non presentano grosse differenze morfologiche, tranne al momento di produzione dei gameti, quando compaiono le strutture riproduttive. Per far sì che una pianta dioica femminile produca dei frutti e dei semi è quindi indispensabile la presenza di una pianta impollinatrice, cioè che possiede fiori maschili in grado di produrre polline.

La condizione di una pianta di essere dioica è in natura alquanto poco comune, essendo nell'ambiente vegetale la condizione prevalente quella di recare nel fiore gli elementi completi dei due sessi, pur avendo di norma meccanismi diversi per evitare l'autoimpollinazione. La convinzione popolare di ritenere alcune piante come "maschio" o "femmina" è spesso errata, e spesso basata su semplici considerazioni di forma dell'individuo vegetale, senza reali riferimenti alla sua effettiva condizione gametica.

diradamento

Cernire, scegliere i frutti migliori.

Il diradamento dei frutti è infatti una specie di “potatura” estiva e consiste nell'eliminazione dei frutti più scadenti o malposizionati. Si conduce infatti sui frutti già formati, quando la produzione appare eccessiva, perché si rischia di sfruttare troppo la pianta e di raccogliere frutti più piccoli, brutti e meno saporiti. Inoltre, ad anni di abbondante ed esagerata produzione di frutti seguono annate estremamente scarse (alternanza di produzione); se i frutti sono troppi, la pianta non riesce formare nuove gemme fruttifere, e l’anno seguente presenterà pochi fiori e quindi frutti.

Il diradamento va condotto entro 30-40 giorni dalla fioritura, per evitare che la pianta perda troppe energie nel portare avanti tutti i frutticini (i frutti appena nati, ancora piccoli).

Per capire quanti frutti togliere a mano (tagliando con le forbici il picciolo dei frutti), bisogna considerare l’età e la vigoria della pianta, perché le piante giovani e molto vigorose sopportano un numero maggiore di frutti; inoltre, sui rami esili si devono sempre mantenere pochi frutti.

Vanno comunque eliminati i frutti che presentano attacchi di parassiti o malformazioni, così come quelli più piccoli o con ferite da grandine o altro. I frutti rimanenti devono essere ben distribuiti e in numero proporzionato alle foglie.

II diradamento è un intervento molto selettivo e deve essere quindi eseguito preferibilmente a mano; tuttavia esso richiede una notevole quantità dì lavoro (per il pesco da 100 a 200 ore/ettaro) ed è quindi economicamente molto oneroso. Questo fatto ha stimolato la ricerca di soluzioni alternative quali il diradamento chimico e quello meccanico.

Quello manuale si effettua afferrando il frutto con la punta delle dita e ruotandolo finché non si stacca.

drupacee

Insieme di alberi da frutto che producono come frutto una drupa (frutto carnoso con parte interna legnosa, contenente un solo seme) . Ne fanno parte il pesco, il susino, l’albicocco, il mandorlo e il ciliegio.

erpicatura

L'erpicatura, in agricoltura, è una lavorazione del terreno complementare, eseguita generalmente come lavoro di rifinitura prima della semina. L'erpicatura è eseguita in genere come lavoro complementare, dopo l'aratura, per sminuzzare le zolle e pareggiare la superficie, preparando definitivamente il letto di semina. L'erpicatura si limita a lavorare uno strato superficiale di 5-15 cm riducendo la dimensione delle zolle e rendendo più regolare la superficie. Un terreno erpicato si presenta perciò sminuzzato in superficie, spianato e pronto per la semina.

etichettatura

L’etichettatura è nel contempo parte e risultato del sistema di rintracciabilità dei prodotti alimentari; le informazioni che si trovano in etichetta rendono possibile una scelta più consapevole degli alimenti in relazione alle esigenze di ciascun consumatore, ai metodi produttivi impiegati (per es. tecniche particolarmente rispettose dell’ambiente, del benessere animale, ecc) e/o all’affidabilità del produttore.

Infatti, seppure tutti gli alimenti siano obbligatoriamente corredati di un'etichetta che riporta le indicazioni imposte da norme di carattere igienico-sanitario e commerciale, la stessa etichetta può essere utilizzata per veicolare al consumatore ulteriori notizie utili per le proprie scelte alimentari.

Per la carne bovina, in aggiunta alle informazioni obbligatorie, comuni a tutti i prodotti alimentari, occorre riportare in etichetta altre indicazioni cogenti relative alla provenienza dell’animale e delle sue carni, ma è anche possibile inserire nozioni facoltative che consentono una migliore conoscenza del prodotto.

ettaro

L'ettaro (simbolo ha) è un'unità di misura dell'area, equivalente alla superficie di un quadrato con il lato di 100 metri. È un multiplo dell'ara. Un ettaro è equivalente a: 100 are, 10.000 m², 0,01 km²

femminelle

Le femminelle sono rami nuovi.

feromoni

Feromone (dal greco antico φέρω phero "portare" e ὁρμή orme "eccitamento") è il nome dato a sostanze chimiche, segnali attivi a basse concentrazioni, prodotte ed escrete in particolar modo da insetti, che sono in grado di suscitare delle reazioni specifiche di tipo fisiologico e/o comportamentale in altri individui della stessa specie che vengono a contatto con esse. Un esempio sono i feromoni sessuali che vengono scambiati per contatto o per stimolo olfattivo e che provocano interesse sessuale in un altro individuo.

fresatura

La fresatura, in agricoltura, è una lavorazione del terreno eseguita da coltelli rotativi che provocano lo sminuzzamento e il rimescolamento degli strati superficiali: un utensile sagomato ruotante ad alta velocità provoca con l'avanzamento l'erosione di uno strato di terreno sminuzzandolo in zollette che vengono rimescolate e stratificate subito dietro l'attrezzo. La profondità di lavorazione in genere non supera i 30 cm.

frutticini

I frutti piccoli, appena nati, che verranno poi selezionati col diradamento.

impianto

Appezzamento di terreno adibito a frutteto. Ogni impianto ha caratteristiche proprie: dimensione, disposizione e distanza tra le piante, la sceltya del tipo di concimazione e di irrigazione, ecc. Le operazioni preliminari all'impianto prevedono la sistemazione del terreno, lo scasso, la concimazione di fondo, la suqdratura dell'appezzamento e la formazione delle buche.

lotta biologica

La lotta biologica è una tecnica che sfrutta i rapporti di antagonismo fra gli organismi viventi per contenere le popolazioni di quelli dannosi. Questa tecnica si è evoluta a fini agronomici e in genere si applica in campo agroalimentare per la difesa delle colture e delle derrate alimentari, ma per estensione si può applicare in ogni contesto che richieda il controllo della dinamica di popolazione di un qualsiasi organismo.

All'interno di ogni ecosistema, ogni specie è soggetta all'interazione con fattori di controllo che regolano la dinamica della popolazione. Un ruolo non trascurabile è rappresentato dal controllo biologico da parte degli organismi viventi che con quella specie instaurano rapporti di antagonismo come la predazione, il parassitismo, la competizione interspecifica. I fattori biotici di controllo della popolazione di una determinata specie fanno parte integrante della capacità di reazione omeostatica di un ecosistema. In un ecosistema naturale, pertanto, le variazioni di popolazione di una specie inducono dinamici adattamenti dei componenti dell'ecosistema che interagiscono con la sua nicchia ecologica. Il risultato è una variazione ciclica che tende a contenere le pullulazioni e, nel contempo, a evitarne l'estinzione.

Qualsiasi evento, applicato ad un agrosistema o altro sistema antropizzato, comporti il controllo di una specie dannosa da parte di un suo antagonista naturale può essere definito un mezzo di lotta biologica.

Per le sue prerogative la lotta biologica non abbatte la popolazione di un organismo dannoso, bensì la mantiene entro livelli tali da non costituire un danno. Questo aspetto differenzia nettamente la lotta biologica da altri mezzi di difesa, come ad esempio la lotta chimica convenzionale e la lotta biotecnica, nei quali si può anche contemplare l'azzeramento della popolazione dell'organismo dannoso.

lotta integrata

La lotta integrata è una pratica di difesa delle colture che prevede una drastica riduzione dell'uso di fitofarmaci mettendo in atto diversi accorgimenti, integrando metodi biologici con metodi chimici. Mira a trattare le popolazioni di organismi nocivi utilizzando in modo compatibile tutte le tecniche possibili al fine di ridurre la densità delle popolazioni stesse e di mantenerla a livelli inferiori a quelli che sarebbero economicamente dannosi o nocivi all'uomo.

Tra i principali accorgimenti:

  • l'uso di fitofarmaci poco o per niente tossici per l'uomo e per gli insetti utili;
  • la lotta agli insetti dannosi tramite la confusione sessuale (uso di diffusori di feromoni);
  • fitofarmaci selettivi (che eliminano solo alcuni insetti);
  • fitofarmaci che possono essere facilmente denaturati dall'azione biochimica del terreno e dall'aria;
  • la lotta agli insetti dannosi tramite le tecniche di autocidio, come la tecnica dell'insetto sterile (SIT);
  • la previsione del verificarsi delle condizioni utili allo sviluppo dei parassiti, in modo da irrorare con fitofarmaci specifici solo in caso di effettivo pericolo di infezione e non ad intervalli fissi a scopo preventivo.
  • la lotta agli insetti dannosi tramite l’inserimento di altri che siano loro predatori naturali e che non siano dannosi alle coltivazioni (lotta biologica);
  • l’uso di varietà colturali maggiormente resistenti;
  • l’uso della rotazione colturale;
  • particolare attenzione ed eliminazione di piante infette.

I limiti della lotta integrata sono costituiti dai maggiori costi di produzione rispetto ai metodi convenzionali, dalla necessità di una assistenza tecnica qualificata, e la obbiettiva difficoltà nel certificare il prodotto. La prima regione a creare un marchio di garanzia e tutela per i prodotti agroalimentari realizzati con tecniche di agricoltura integrata è la Toscana con il marchio “Agriqualità” (creato con legge regionale N.25 del 1999).

La lotta integrata parte dalla consapevolezza che quando si interviene in un ecosistema si alterano le reti trofiche. Sfrutta i fattori biotici e abiotici di regolazione interna agli ecosistemi a suo vantaggio e usa tutti gli strumenti possibili, non limitandosi quindi ai mezzi chimici (biologici, culturali, biotecnologici..). Questo approccio è prevalentemente usato nella lotta contro gli insetti, ma si può estendere nella lotte contro tutti gli organismi dannosi (funghi, roditori, ecc.). Il suo obiettivo è quello di mantenere l'organismo dannoso entro una soglia, limite oltre al quale l'organismo stesso crea danno economico (non vuole arrivare all'eradicazione, ma al contenimento).

pacciamatura

La pacciamatura è un'operazione attuata in agricoltura e giardinaggio che si effettua ricoprendo il terreno con uno strato di materiale, al fine di impedire la crescita delle malerbe, mantenere l'umidità nel suolo, proteggere il terreno dall'erosione, evitare la formazione della cosiddetta crosta superficiale, diminuire il compattamento, mantenere la struttura e innalzare la temperatura del suolo.

La pacciamatura imita quello che succede naturalmente nei boschi dove le foglie secche vanno ad accumularsi sul terreno ai piedi dell'albero, limitando la crescita di altra vegetazione. L'effetto è dovuto sia ad un'inibizione di tipo fisico (impedimento alla penetrazione dei raggi solari, mancanza di spazio per lo sviluppo delle erbe infestanti) sia ad azioni di tipo biochimico (rilascio di sostanze bio-inibitrici che intossicano i semi e le parti di propagazione delle erbe infestanti).

Questa tecnica permette di mantenere, al livello delle radici superficiali, una temperatura più elevata nei mesi freddi, mentre diminuisce il bisogno di annaffiature durante i mesi caldi. La pacciamatura è una metodologia molto utilizzata nelle pratiche agronomiche sostenibili, quali permacultura, agricoltura naturale e agricoltura biodinamica.

patogeni

I microrganismi patogeni (detti anche semplicemente patogeni) sono agenti biologici responsabili dell'insorgenza della condizione di malattia nell'organismo ospite. Si distinguono in: Virus, Procarioti (batteri), Eucarioti (miceti e protozoi).

pomacee

Raggruppamento che include le piante da frutto che producono come frutto un pomo: meli, peri e cotogni.

prodotti fitosanitari

I prodotti fitosanitari (agrofarmaci o fitofarmaci) sono tutti quei prodotti, di sintesi o naturali, che vengono utilizzati per combattere le principali avversità delle piante (malattie infettive, fisiopatie, parassiti e fitofagi animali, piante infestanti).

In verità tutto il settore è disciplinato da norme, che si originano generalmente in sede Comunitaria tramite Direttive le quali vengono poi recepite e trasformate in leggi e decreti dagli Stati membri.

La legge italiana definisce prodotti fitosanitari quei prodotti che: « proteggono i vegetali (piante vive o loro prodotti) da organismi nocivi, eliminano piante o parti di esse indesiderate, favoriscono i processi vitali delle piante (esclusi i concimi), conservano i prodotti vegetali (ortaggi, frutta, semi; esclusi i conservanti altrimenti disciplinati) ».

Nel termine di legge sono comprese, quindi, le seguenti categorie di prodotti:

- anticrittogamici (contrastano le malattie e/o alterazioni da funghi e batteri); - nematocidi, insetticidi e acaricidi (combattono insetti e altri animali dannosi); - diserbanti ed erbicidi (eliminano le malerbe); - fitoregolatori (ormoni vegetali ed assimilabili); - radicanti e bracchizzanti.

rintracciabilità

Le imprese agroalimentari sono impegnate a produrre alimenti sicuri; per farlo sottopongono i loro processi produttivi a impegnativi sistemi di autocontrollo igienico-sanitario che facilitano il rispetto delle norme obbligatorie emanate per assicurare ai cittadini un elevato livello di sicurezza alimentare.

In questo ambito l’Unione Europea ha individuato nel fattore rintracciabilità uno strumento indispensabile per perseguire l’obiettivo succitato e ne ha dettagliatamente normato la funzione nei prodotti agro-alimentari tramite il Regolamento (CE) N. 178 del 2002. Allo scopo, tale regolamento ha introdotto l’obbligo per ciascun operatore del settore alimentare di tracciare la provenienza di qualsiasi sostanza destinata a far parte di un alimento o di un mangime, e di disporre sistemi di registrazione per documentare la destinazione dei propri prodotti.
Queste informazioni sono sempre a disposizione delle autorità competenti, al fine di permettere una facile individuazione del percorso compiuto dai prodotti alimentari, elemento importante per evidenziare eventuali rischi e per organizzare un rapido ed efficace ritiro dal mercato di prodotti difettosi, qualora emergessero inconvenienti verificatisi nel corso del processo produttivo, tali da mettere a repentaglio la salute pubblica.

La rintracciabilità, tuttavia, non è solo uno strumento di carattere sanitario, ma rappresenta anche un’opportunità commerciale per quei produttori che vogliono intercettare la sempre crescente esigenza del consumatore riguardo alle informazioni sui prodotti oggetto del loro acquisto. In questo caso la documentazione dei percorsi produttivi, dal campo alla tavola, può consentire di comunicare al consumatore, oltre all’origine, altre caratteristiche sul prodotto ritenute interessanti per la sua valorizzazione.
La norma ISO 22005:2007 definisce i principi base dei regimi di rintracciabilità volontaria nel settore agroalimentare. L’efficienza di questi sistemi viene attestata dal controllo di un ente di certificazione terzo.
Il sistema documentato di rintracciabilità è la via prescelta per responsabilizzare tutte le imprese della filiera produttiva in merito al rispetto di norme a salvaguardia dei requisiti igienico-sanitari e di qualità dei prodotti e ci consente di conoscere meglio gli alimenti di cui ci cibiamo.

scottona

La scottona è una giovane femmina di bovino che non è mai stata gravida e di età non superiore a 15/16 mesi per cui fornisce una carne di una tenerezza eccellente. La carne della scottona si riconosce dalle piccole infiltrazioni di grasso nella massa muscolare, chiamate in gergo marezzature. Durante la cottura, le marezzature si sciolgono e conferiscono alla carne un gusto delizioso e la proverbiale morbidezza. Il termine deriva dal fatto che il contadino, che allevava bovini, era costretto a portare al macello una femmina giovane che non era riuscito a far ingravidare e ne rimaneva “scottato”.

stallatico

Letame di stalla. Ottimo concime naturale.

succhioni

Rami molto vigorosi che si sviluppano rapidamente nel corso dell'anno. Hanno sviluppo tendenzialmente verticale. Sono sintomo di eccesso di vigoria nella pianta; possono essere provocati da potature troppo energiche.

trattamenti sistemici

I trattamenti sistemici, o lotta a calendario, si basano sulla sincronizzazione del ciclo di una pianta agraria con quelli di molti parassiti o fitofagi ad essa infeudati, e partono dal presupposto che la coltura debba essere protetta preventivamente nelle fasi fenologiche suscettibili di attacco. La protezione deve coprire l'intera durata della fase o per lo meno fino a quando vengono meno i presupposti, pertanto i trattamenti chimici devono essere ripetuti ad intervalli regolari dipendenti dalla persistenza del principio attivo.

Attualmente la difesa fitosanitaria è monitorata a livello territoriale e in quasi tutti i comparti produttivi la lotta a calendario è stata drasticamente ridimensionata a partire già dagli anni ottanta soprattutto a causa della sua insostenibilità economica e dell'evoluzione di una maggiore consapevolezza della tutela ambientale. Resta al momento una metodologia che, per quanto obsoleta, è ancora usata in contesti specifici (territoriali, compartimentali, socioculturali) perché ampiamente collaudata da un'esperienza pluridecennale, tuttavia nella maggior parte dei casi si ricorre ad una forma elastica di lotta a calendario che nel complesso vede ridurre il numero dei trattamenti rispetto al passato.