Caramori Massimo - 2012

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PRESENTAZIONE DEL PICCOLO FONDO RURALE (maggio 2012)

Parlami del tuo fondo, quando è nato e come si è sviluppato negli anni.
Nel 2005-2006 ho preso ufficialmente in mano questo fondo che prima era affittato perché io facevo tutt’altro lavoro ma, per varie ragioni, ho deciso di ritornare alla terra: siamo una famiglia di contadini, e io la terra ce l’ho nel sangue, per me lavorare in campagna è vitale. Allora era terreno nudo, con 3,5 ettari di terra coltivata a granoturco, ed io piano piano ho piantato decine di alberi da frutto, la piantagione di kiwi e da un paio d’anni mi sono dedicato anche alle orticole.

Che tipo di coltivazione fai?
Io seguo i Disciplinari della lotta integrata, ma in realtà sono molto vicino al biologico perché ragiono e agisco con la mia coscienza, perché siamo io, mia moglie e i miei figli i primi consumatori. Per quanto riguarda la conservazione e il mantenimento della vita delle piante osservo quei principi basilari etico-professionali che garantiscono una corretta gestione nella somministrazione di concimi e agrofarmaci: do il minimo indispensabile dove c’è bisogno, pensa che non ho nemmeno l’atomizzatore e faccio tutto con due pompe a spalla, quindi puoi immaginare che prima di dare dei prodotti ci penso bene. Certo, farei senz’altro un maggiore raccolto usando certi prodotti, ma io preferisco evitarli e trovare metodi di produzione naturali. Inoltre tutte le lavorazioni svolte in azienda sono eseguite a mano, dall’irrigazione delle piante con pompa a spalla (a parte la coltivazione del kiwi), alla distribuzione di concimi pianta per pianta, facendo uso anche di annaffiatoio. Questo genere di lavoro comporta molto tempo e fatica, ma facendo in questo modo gli impianti sono soggetti a un controllo maggiore, perché partendo da questa base si ha la percezione di vivere una specie di corrispondenza biunivoca “tra uomo e ambiente”.

Per quanto riguarda metodi e conoscenze agricole, hai studiato tutto da solo o ti sei fatto consigliare?
Mi ha sempre dato una mano mio fratello che è perito agrario ed ha un’azienda floro-vivaistica. Mi avvalgo inoltre della consulenza tecnico-professionale della Coop. La Torre di Gradizza con la quale ho instaurato un buon rapporto professionale; l’actinieto invece è monitorato e seguito da personale del Servizio fitosanitario regionale.

Come sono i confini del tuo terreno?
Tutti i confini sono canali, quindi di acqua ne ho.

A livello di sostegno, hai ricevuto qualche tipo di contributo economico?
Ho un sostegno della PAC – Politica Agricola Comune (finanziamenti  con fondi europei nel quadro della politica di sviluppo rurale), un contributo annuale che si calcola ad ettaro e che ricevi impegnandoti però a rientrare in certi parametri di coltivazione, concimazione, ecc. Ma a parte questo piccolo contributo, che si aggira sui 300-400 euro annuali per ettaro, per il resto non ho altri aiuti. Questo perché io non ho i requisiti sufficienti per rientrare nella categoria dei Coltivatori diretti e quindi per fare richiesta di contributi.

Quali sono ho i requisiti necessari per rientrare nella categoria dei Coltivatori diretti?
Avere per esempio un certo numero di giornate lavorate, che ottieni mettendo insieme particolari coltivazioni per un numero minimo di ettari (es. tot. ettari di pomodori da raccogliere a mano, una serra di meloni, oppure un ettaro di ciliegie). Con questi requisiti puoi far domanda per diversi tipi di contributi. Io lo farei volentieri, ma i problemi sono due: bisogna sempre anticipare i soldi, quindi fare nuovi investimenti; e poi lavorare da solo queste coltivazioni, e chi è che raccoglie a mano un ettaro di pomodori? E purtroppo in campagna l’intelligenza va a ettari, più ettari hai e più sei tenuto in considerazione, meno ettari hai più sei ignorante. Per intenderci, con 3 ettari si fanno parchi e giardini, non il coltivatore diretto. Sulla carta sono imprenditore agricolo ma io non mi sento tale perché imprendere per me significa fare un tipo di mestiere legato a regole socio-economiche che sinceramente per quanto riguarda la mia piccola realtà rurale non mi appartengono. Non sono coltivatore diretto perché non ho i requisiti: non ho abbastanza terreno, non ho quelle colture che ti portano a fare un certo numero di giornate lavorate all’anno e che automaticamente ti danno la possibilità di diventare coltivatore diretto, e quindi anche di poter usufruire di tale posizione  a livello previdenziale, di reddito, ecc. Diciamo che mi sento conduttore di un organismo rurale.

Sei socio di qualche associazione di categoria?
Sono socio della Coldiretti.

E per la commercializzazione, a chi ti rivolgi?
Sono socio della C.A.P.A. di Cologna per la produzione cerealicola e conferitore Orogel.

Come mai ti sei interessato alla vendita diretta nonostante tu sia già organizzato con queste cooperative?
E’ stato lo scorso anno, estate 2011, quando  i prezzi dei meloni erano bassissimi a causa degli accadimenti internazionali di Grecia, Spagna, ecc. e non si riuscivano a vendere. Allora nessuna delle due cooperative me li ha voluti ritirare, mi hanno detto onestamente che ci avrei perso perché i costi del trasporto sarebbero stati superiori alla vendita. Io avevo il campo pieno di meloni bellissimi, dolcissimi, e non sapevo dove metterli. Ho cominciato a regalarli, a darne anche un po’ in beneficienza, poi si è sparsa la voce e la gente ha cominciato a venire in azienda, a tornare. Tra i miei clienti alla fine c’erano anche una ferramenta, un bar, un panificio, che si organizzavano come piccoli gruppi d’acquisto: facevano una lista di ordini, tra amici e parenti, mi giravano l’ordine, poi venivano a ritirare il tutto. E’ stato da quel momento ho capito che la vendita diretta poteva essere una buona idea, un buon canale per un tipo di attività come la mia.

Quali prodotti coltivi?
Kiwi, orticole, in particolare meloni e cocomeri, quest’anno soya e poi ho anche un impianto di decine di frutti antichi (peschi, susini, peri, albicocchi, viti).

Cosa significa “frutti antichi”?
Sono varietà che non si trovano più nei supermercati, nella grande distribuzione, sono frutti di una volta. Sono prodotti un pò demodé, perché non fanno grandi pezzature, enormi produzioni, ma che hanno un sapore unico, e chi li ha provati me li prenota un anno per l’altro. Tra l’altro sono prodotti resistenti che non hanno bisogno di molta manutenzione e di molti accorgimenti fitosanitari.

Da dove viene l’idea di produrre “frutti antichi”?
Questa passione mi è venuta perché ho un Diploma di Restauro conservativo e mi interesso di tutto ciò che è antico, che ha radici nel passato perché, citando Ermanno Olmi dall’Albero degli Zoccoli “Per andare avanti, dobbiamo fare un passo indietro”. Volevo piantare questo tipo di alberi da frutto e ho contattato la Vivai Belfiore un’azienda florovivaistica toscana specialista in frutti antichi; i conduttori dell’azienda, grandi appassionati, esperti e ricercatori, tramite ricerche storiografiche e studi scientifici su quadri e affreschi rinascimentali, sono riusciti a risalire alle discendenze di molte piante, e darne origini quasi certe di antichità. Naturalmente coltivare alberi antichi è un’attività che si fa per hobby, non a fini di produzione e vendita, anche perché ci vorrebbero anni per arrivare alla prima produzione. Io quindi sulla scia di quest’idea, ho preso dei vecchi frutti miei, della campagna di mio nonno o di alberi antichi della zona, li ho innestati e messi a dimora. In questo modo nel giro di due o tre anni si può già avere il primo raccolto.

Che sistema di irrigazione utilizzi per i kiwi?
Ho un impianto a getto che mi bagna la terra, con un getto ogni 7 metri. L’ideale sarebbe l’impianto con ala gocciolante a terra che permetterebbe di fare anche fertirrigazione, cioè di dar da bere ma nel contempo anche da mangiare alla pianta. Io per il momento non ho la possibilità di fare l’impianto ad ala gocciolante e mi accontento di quello a getto, poi per la concimazione faccio interventi mirati, pianta per pianta con l’annaffiatoio, con ferro o altre sostanze di nutrimento: per dare il ferro faccio quattro buchi attorno al tronco, verso il concime e poi richiudo subito i buchi per mantenerne il più possibile nel terreno (questo perché il ferro è una sostanza altamente volatile e se ne disperderebbe molto).

Chi lavora in azienda?
Faccio tutto da solo, ma quando hanno tempo mi danno una mano mia moglie Paola (infermiera), mio figlio Giacomo (operaio in una fabbrica di motori elettrici) e mia figlia Caterina (studentessa al Liceo Classico).

 

LA COLTIVAZIONE DEL KIWI (maggio 2012)

Parlami della coltivazione del Kiwi
Il nome kiwi è stato dato alla pianta in Nuova Zelanda (dal nome dell'uccello che rappresenta il simbolo di questa nazione), in realtà la pianta si chiamerebbe Actinidia; è proprio in Nuova Zelanda che ebbe inizio la coltivazione intensiva dei kiwi che poi si è diffusa in molte altre nazioni. Attualmente l'Italia è il maggior produttore mondiale di kiwi. Io ho attualmente 3000 mt. a kiwi, 1/3 di ettaro indicativamente, circa 330-350 piante. E’ un impianto classico, le file sono quindi a 4,5 mt. l’una dall’altra e le piante a 2 – 2,5 mt. circa l’una dall’altra. L’impianto risale a tre anni fa e questo è il primo anno che va in produzione, in ottobre avremo il primo raccolto in assoluto. La mia è la varietà più diffusa, la Hayward. Il kiwi è una pianta dioica, che significa che ci sono piante maschi e piante femmine perché si tratta. I fiori del maschio non producono frutta ma impollinano i fiori della pianta femmina la quale produrrà i frutti.

Come avviene l’impollinazione del fiore femmina?
Affinché l’impollinazione sia efficace, si mette una pianta maschio per ogni 4, 6 o anche 8 femmine, sfalsandole anche da fila a fila in modo da mescolarle il più possibile. Per avere una buona impollinazione c’è bisogno del vento e delle api. Dirò di più, le api dovrebbero essere portate a digiuno perché il fiore del kiwi non ha nettare ma solo polline, quindi le api che sono ghiotte di nettare non sono molto attratte dai fiori del kiwi, ma se messe a digiuno, allora si adattano comunque. Altro metodo efficace di impollinazione è quello di raccogliere i fiori maschi, scrollarne il polline in un secchio e lanciarlo sulle piante femmina; questo metodo fatto manualmente è piuttosto oneroso in termini di tempo e fatica, fatto invece con un atomizzatore è veloce e dà buoni risultati, perché muove la ventola e fa girare il polline. Altrimenti il polline si può anche comprare, in polvere o liquido, ma questa è un’ipotesi che non prenderei in considerazione.

Tu quale metodo di impollinazione adotti?
Per ora io lascio fare al vento. Come si distinguono tra loro le piante femmina dalle piante maschio? Le piante maschio sono molto rigogliose, molto cariche di fiori. Anche le foglie sono leggermente diverse: quelle della pianta femmina sono completamente tonde, mentre le foglie della pianta maschio hanno una punta un po’ più accennata.

Come si coltiva il kiwi?
Io ho fatto un impianto a doppia pergoletta, che consiste nel tirare due cordoni lungo ogni fila (sia da una parte che dall’altra, ecco perché si parla di doppia pergoletta) a livello della chioma, e legare i germogli mano a mano che crescono, fino a formare una pergola. Questo tipo di impianto è molto adatto al kiwi anche perché tiene ombreggiata la pianta e le radici, evitando che la terra si secchi troppo. Per la coltivazione, serve poi fare una sorta di baulatura che sovrasti leggermente il livello del terreno, perché la terra deve essere drenata, di medio impasto, morbido, leggero e deve avere un calcare attivo sotto il 4,5 %. Purtroppo da qualche anno è venuta fuori una brutta malattia che sta decimando centinaia di ettari di kiwi, si tratta di una batteriosi che colpisce l’intero frutteto il quale deve essere estirpato e bruciato sul posto. Questa batteriosi è partita dal Lazio, dal Piemonte, è arrivata in Veneto poi è arrivata in Emilia Romagna, tanto è vero che io sono monitorato dal Servizio fitosanitario regionale; i tecnici vengono, mi controllano pianta per pianta, foglia per foglia. Ad oggi il mio frutteto è sano, non ci sono sintomi, è tutto a posto. Anche perché le mie piante sono tutte certificate, di prima categoria, mentre quelle che sono state attaccate dalla batteriosi  probabilmente venivano da importazioni di materiale infetto.

Hai avviato da poco un progetto per l'adozione delle piante di kiwi, di cosa si tratta?
Il piccolo fondo rurale "Pontino", propone per il corrente anno 2014 la possibilità di adottare una o più piante di Actinidia kiwi Hayward. L’actinieto è al 5° anno di vita, con una disponibilità di circa 300 piante. Il programma "adozione" è abbastanza semplice, dopo aver letto il contratto (regolato dall’art. 1472 del Codice Civile vendita futura dei frutti di un albero) se si è interessati si sottoscrive l’adesione per posta elettronica o cartaceo come si preferisce. La sottoscrizione prevede che la persona o famiglia adottante, si farà carico di tutta la frutta prodotta dalla pianta (anche frutti piccoli, deformi ma sempre buoni, ecc.) indicativamente ogni pianta per il 2014 produrrà (salvo imprevisti) circa 25 kg, pertanto si chiede una somma di 25 euro che comprendono tutte le operazioni ordinarie, manutenzione, prevenzione, potatura, fertirrigazione, diradamento, irrigazione, sfalci, raccolta ecc. oppure 40 euro per l'adozione di 2 piante. La consegna viene effettuata presso il fondo Pontino o previo accordo nel luogo da destinarsi, gratuitamente entro i 18 km dal fondo rurale.

Concludendo, non si chiedono acconti o caparre, solo il saldo in un’unica soluzione alla consegna dei frutti che avverrà dopo il 13 novembre 2013.

Il fondo rurale aderisce alla misura agro ambientale 214 della lotta integrata.

 

PROGRAMMA ADOZIONE KIWI HAYWARD 2014

Contratto di adozione

Premesso - che l’adozione dell’albero consente di poter ricevere tutta la produzione della pianta per la campagna 2014, indicativamente dopo il 13 novembre, in un’unica consegna, stimata fin da ora in circa kg. 25,00 complessivi; che la quota di adozione di ogni albero è di Euro 25,00 per ogni singola pianta (Euro 40 nel caso di adozione di 2 piante). Tutto ciò premesso e considerato, precisando che il contratto è regolato dall’articolo 1472 c.c. "vendita futura dei frutti di un albero", si stabilisce quanto segue tra l’AZIENDA e:

Il/La sig./ra _______________________________________________________________________ nato/a__________________________________________ (PR)________ il ____________________  Residente a ______________________________________________________ (PR)_____________ via _________________________________________ Cap _________________________________ tel/fax __________________ cell ______________ email ______________________________ (qui di seguito “il CONTRAENTE”)   (se l’adozione è un regalo, indicare anche i dati del beneficiario) (*)

Il/La sig./ra _______________________________________________________________________ nato/a __________________________________________ (PR)________ il____________________   Residente a ______________________________________________________ (PR)_____________ via _________________________________________ Cap_________________________________ tel/fax__________________ cell ______________email ______________________________ (qui di seguito “il BENEFICIARIO”) 

1) L’adozione riguarda albero/i di Kiwi varietà Hayward prodotte nell’area di coltivazione del Fondo rurale sito in Gradizza di Copparo,  campagna  2014.

2) Ad ogni adozione verrà assegnato un numero progressivo di albero, al quale potrà essere associato un nome. Il Nome da dare all’albero è .......................................................

3) Il corrispettivo di adozione degli alberi del Fondo Rurale “Pontino” copre il periodo di tempo che va dal momento dell'adozione fino al momento in cui viene raccolta e quindi consegnata la frutta.

4) L’AZIENDA si impegna a:

-  a) applicare ad ogni albero così come sopra individuata una targhetta su cui sarà riportato il numero ed il nome dell’adottante e la data di adozione;

-  b) una settimana prima, avvisare tramite email il periodo giusto per la raccolta e programmare la consegna.

5) La consegna di Kiwi  avverrà in una delle seguenti modalità (indicare la modalità prescelta): □ Ritiro diretto presso il fondo da effettuarsi alla raccolta della  produzione. □ Consegna da parte del produttore in località da concordare entro i 18 km dal Fondo.

6) Il Contraente si impegna a pagare il 100% della frutta prodotta dalla pianta adottata.  

7) Il presente contratto debitamente firmato e datato deve essere inviato tramite posta ordinaria all’indirizzo Fondo Rurale Pontino via Strada Bassa 31 Gradizza 44034 o posta elettronica (email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  oppure Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. )

Il presente contratto è regolato dall’art. 1472 c.c. “vendita futura dei frutti di un albero”.

 

(il titolare) __________________________________________ 

data _______________

FIRMA DEL CONTRAENTE  __________________________________________